La fine del mondo conosciuto
L’inizio dell’era dell’ignoto
Tempesta terra e fuoco, rispondete al richiamo dell’apocalisse.
Oggi è il giorno del banchetto, oggi è il giorno tanto atteso, oggi è il giorno in cui non conoscerete più la pace. I morti si alzeranno dall’oltretomba, l’Ade riverserà le sue schiere di zombi su questa terra devastata dai terremoti. Oggi Dio ha chiuso gli occhi, oggi l’uomo ha chiuso gli occhi, oggi nessuno osa alzare lo sguardo al cielo e chiedere il perché, oggi un perché non c’è, oggi c’è solo domani…
Infervora la tempesta sulle vie della mia città, la terra trema, il cielo si apre in due per dare libero sfogo alla sua pioggia, il sole è coperto, la Luna tarda ad arrivare, l’uomo è sconfitto.
Senza senso le grida di un girovago che, per un malaugurato incidente del fato, si ritrova nel vortice dell’apocalisse, nell’occhio del ciclone. Ah, quale stoltezza gettarsi nel vortice preso da mera voglia di conoscere l’apocalisse! Poteva salvarsi, bastava cambiar città, bastava porre lo sguardo su altre città, perché ha posto lo sguardo proprio sulla mia città?
Crollano i palazzi, crollano i castelli più antichi, l’apocalisse non risparmi nulla; alberi, strade, pali tutto viene preso nel vortice, tutto verrà consumato dalle fiamme dell’inferno, oggi Belial avrà il suo banchetto e Luciferò rischiarerà e brucerà ciò che resta dell’era dell’uomo.
Tutto sarà raso al suolo, le famiglie verranno devastate dall’odio della natura; si dirà “tabula rasa” si dirà terra bruciata, si chiamerà città fantasma. Un’apocalisse inutile, un’ apocalisse evitabile, per le genti delle città superstiti, tutto poteva essere evitato, ma i posteri, forse, capiranno. Capiranno che non c’è odio senza amore, non c’è pace senza guerra, non c’è vita senza morte; capiranno che anche in un oggi distrutto ci può essere un domani radioso. L’era dell’uomo giunge al termine, chi governerà questa terra? Dio? Avrà il coraggio di scendere in campo? Si mostrerà? Farà qualcosa? La risposta è no! Lui è troppo impegnato a sbrigare i suoi affari celesti, è impegnato a mietere anime, non può scendere e sistemare le cose, lui dall’alto della sua saggezza, misericordia, lui ha donato all’uomo il libero arbitrio, non può intromettersi in una apocalisse. Gli basterebbe aprire bocca, dire semplicemente una parola per fermare l’inferno che si sta consumando sulla terra; gli basterebbe dire :<<ora Basta!>> e tutto si fermerebbe, il fuoco smetterebbe di bruciare, il vento smetterebbe di spirare, il mare si calmerebbe… Ma lui no, è seduto sul suo trono, e contempla la bellezza del suo creato; creato che lui ha realizzato in 7 giorni, ma che la natura sta distruggendo in poche ore.
---------------------------------------------------------------------------------
Con l’ultimo giro di valzer, il vento getta fuoco sull’ultimo palazzo, l’apocalisse si è conclusa, dell’uomo non vi è alcuna traccia. Mero grigio e triste silenzio avvolgono l’adorato pianeta che un tempo era patria della vita. Ora solo morte e desolazione vivono tra le rovine delle città. Il caos delle metropoli ha lasciato spazio al silenzio, il rombo delle auto ha lasciato spazio al silenzio, il ticchettio degli orologi ha lasciato spazio al silenzio, il canto degli uccelli ha lasciato spazio al silenzio. Il tempo non scorre più, tutto è fermo, tutto è nel nulla, tutto non c’è più. E’ davvero finita? L’era dell’uomo si è davvero conclusa in così poco tempo? L’uomo è davvero morto sotto i suoi stessi palazzi? Non c’è più vita per questa terra?
Cenere, solo cenere hanno lasciato i fuochi dell’Ade.
Belial e Lucifero sazi del loro banchetto, si ritirano nelle loro dimore portando via con se sino all’ultimo cadavere, sino all’ultima anima perduta.
Il girovago si è salvato. Lui, posto al centro del ciclone, lui straniero in questa città, ormai fantasma, solo lui, solo in lui, spira ancora la vita.
Dio questa è la tua giustizia? Hai lasciato morire tutti quelli che avevano costruito, lasciato segni nella città, ed hai lasciato che si salvasse uno straniero? Hai lasciato che un girovago osservasse l’apocalisse indenne, forse un po’ impolverato, ma indenne. Perché? Qual è il tuo dannato progetto? Perché lui s’è salvato alla fine del mondo? Cos’ha di diverso lui, da tutte le persone morte? E’ lui il prescelto? E’ lui che farà risorgere la mia città? Ah, quale stoltezza chiamarla ancora mia città, dato che ormai, di mio, in questa città non vi è altro che cenere e polvere. Sarà il girovago a dar vita nuova alla città, ricostruirà tutto sulla mia cenere e polvere; di mio non ci sarà più nulla, neppure il ricordo. Nei secoli si ricorderà solo l’apocalisse che ha devastato tutto, che ha fatto tabula rasa di tutto lo splendore di una civiltà, si ricorderà solo la tristezza della fine; i giorni radiosi passano in fretta, e poi si sa, le gioie passano, i dolori non si scordano. Il girovago costruirà una sua città, costruirà i suoi palazzi, le sue difese, le sue leggi, giuste o no, saranno le sue e nessuno potrà contrastarle. Grandi banchetti si celebreranno, non per ricordare la fine, ma per ricordare l’inizio, l’inizio di una nuova era, l’inizio di un’era fatta di nuova vita, di nuova poesia; fatta da promesse di peso, fatta d’amore senza compromessi, fatta da mera gioia e fantasia, fatta da poesia pura. Ormai la mia città, non sarà più mia, e se il girovago dovesse trovare un fiore non seminato da lui, avrà tutto il potere ed il diritto di estirparlo senza pietà, poiché quel fiore sarebbe simbolo e ricordo di una civiltà morta e sepolta dal fuoco.
Ora mi ritiro in luoghi freddi e desolati, sarà io girovago su questa terra, in cerca di nuova terra, in cerca di posti dove poter seminare, in cerca di luoghi dove poter creare nuovi castelli, castelli più forti, con soldati più armati e tecnologie avanzate, pronti alla guerra. Sto per intraprendere un lungo viaggio, un viaggio senza ritorno, lontano dalla mia città, prima di partire, getto per una manciata di secondi un ultimo sguardo verso la mia vecchia città, un cantiere aperto ormai. Nei luoghi dove il girovago non ha ancora messo mano, intravedo pezzi di palazzi, pezzi di una città che forse... potevano essere ricostruiti, ma che quasi certamente, il girovago, si guarderà bene dal farlo, anzi li raderà e ci costruirà sopra nuovi palazzi. Nulla è stato risparmiato dall’apocalisse.
Ora basta, devo andare, ho la mia vita da rifare, nuovi posti da vedere, nuove terre da esplorare, nuove città da costruire, forse nuove apocalissi da guardare, e se un domani tornerò sulle sponde di questa mia vecchia città, spero, anche se improbabile di ritrovare qualcosa di mio, anche solo questa piccola baracca da dove sto scrivendo queste mie memorie; se riuscissi a trovare intatta questa mia baracca, per me sarebbe già una grande vittoria.
Salgo in sella alla mia bici, un po’ impolverata, ma sempre fedele e vado via, una nuova era è sorta, un’era senza regole né confini, un’era senza compromessi, un’era senza la mia città, i posteri la chiameranno l’era dell’ignoto……….
------------------------------------------------------
Sono 2 mesi che vago senza sosta, perso dentro a questo mondo di falsità, immerso nei miei pensieri, in cerca di nuove terre. Ora sono io girovago, e mentre pedalo lontano dalle terre conosciute penso a ciò che poteva essere e non è stato. La mia bici vola su strade nuove e desolate, mi fermo in un’oasi per rifocillarmi dalla lunga pedalata: qui, fuori dalle mie terre, anche l’acqua ha un sapore diverso. Mentre sorseggio l’acqua di questa oasi deserta, il mio pensiero non può fare a meno che pensare alle fontane della mia città, sempre presenti quando avevo sete, sempre rinfrescanti se avevo caldo… Ma l’apocalisse ha distrutto tutto, ha inquinato anche l’acqua, acqua che ormai non potrò più bere dato che il nuovo sovrano mi ha bandito dalla sua città. Ah quale stoltezza! Ah quale tristezza! Come Troia è stata persa per la troppa arroganza dei troiani, io ho perso la mia città per la mia stupidità e orgoglio.
L’ultimo sorso, prima di risalire sulla mia fedele amica, riempio la borraccia con l’acqua di questa oasi; penso, potrei edificare qui la mia nuova città? Infondo qui c’è acqua? Ma alla fine guardandomi intorno, c’è solo acqua e la terra è sabbia, i palazzi non reggerebbero. Devo andare, all’orizzonte ci sarà sicuramente un’altra terra da esplorare. Salgo in bici e via, il vento mi è contrario, ma non importa, le mie gambe saranno più forti di lui, infondo io, sono sopravvissuto ad una apocalisse, non sarà certamente il vento a fermare il mio passo…
Pedalo, pedalo sempre avanti in cerca di risposte a domande che ora non hanno più senso… Forse il senso non c’era, non c’è mai stato un senso… Costeggio rive a me care, intrise di sapori ed amori passati, di gioie e dolori sciupati di amaro dolce veleno che oramai ha abbandonato il mio corpo. Pedalo, e mentre pedalo vedo svanire tutto il mondo, la mente si libera, è vuota… nulla frena le mie gambe, neppure questa dolce brezza mattutina che scuote la mia fedele riesce a incutermi timore.
Penso, la mia fine è arrivata, il mio regno era giunto al capolinea, l’apocalisse era l’inevitabile conclusione di un mondo che oramai andava a pezzi. Ma per un’apocalisse che si abbatte, una nuova genesi viene creata… Dalle mie ceneri risorgerò, più forte di prima, il mio regno tornerà alla luce della Luna e le stelle torneranno a far contorno al mio mondo; come la fenice, la mia bici è risorta dalle polveri, è bastata una scintilla… così io, rinascerò, farò ardere per l’ennesima volta il fuoco di Zeus…
Il mondo, ora ignoto, sentirà echeggiare ancora una volta la mia rinascita, ancora una volta! E se poi dovessi crollare per l’ennesima volta, ritornerò, poiché ho finalmente compreso che per un mondo che subisce un’apocalisse, c’è sempre un mondo che subirà una genesi… Quindi è inutile piangere, inutile guardarsi dietro, inutile pensare ai se o ai ma, inutile avere rimpianti o rimorsi… è tutto inutile… bisogna solo vivere, infondo l’era degli uomini è finita, l’era dell’ignoto è superabile, al di là dell’ignoto c’è lo stadio finale, l’ultima tappa, la tappa della comprensione, tappa dove non esiste più il giusto o sbagliato, dove si comprende che in ogni verità c’è un briciolo di bugia, dove in ogni bene c’è una punta di male, dove non esistono più amici o nemici, dove il mondo nasce e muore in un unico momento… questo è l’era degli dei e io adesso sarò il Dio di me stesso